Negli ultimi anni la FIGC ha compiuto un passaggio culturale e organizzativo decisivo introducendo un sistema strutturato di Safeguarding, in linea con le direttive CONI e con gli standard internazionali di tutela dei minori e delle persone vulnerabili.
Non si tratta di un adempimento formale, ma di un cambio di paradigma: la tutela diventa parte integrante della governance societaria.
Il quadro normativo essenziale
Le società affiliate FIGC sono oggi obbligate a:
- adottare un Modello Organizzativo e di Controllo dell’Attività Sportiva (MOG);
- nominare un Responsabile Safeguarding;
- definire procedure di prevenzione, segnalazione e gestione di condotte abusive, discriminatorie o lesive della dignità personale;
- formare dirigenti, tecnici e collaboratori.
Il principio guida è chiaro: prevenire prima di reprimere, creando ambienti sportivi sicuri, inclusivi e trasparenti.
Il Responsabile Safeguarding: ruolo e posizionamento
Il Responsabile Safeguarding non è una figura simbolica. Deve:
- essere autonomo e indipendente rispetto alla gestione tecnica;
- vigilare sull’applicazione del MOG;
- ricevere e gestire le segnalazioni;
- fungere da raccordo con FIGC, CONI e autorità competenti.
Operativamente, è consigliabile che risponda direttamente al Consiglio Direttivo, con flussi informativi tracciabili e riservati.
I processi operativi fondamentali
Una corretta applicazione delle norme passa da processi chiari e documentati:
1. Prevenzione
- Codice di condotta per allenatori, dirigenti, atleti e famiglie
- Regole su spogliatoi, trasferte, comunicazioni digitali
- Verifica dei collaboratori (ruoli, mansioni, contatti con minori)
2. Formazione
- Sessioni annuali obbligatorie per staff e dirigenti
- Materiali informativi per genitori e atleti
- Tracciabilità delle attività formative svolte
3. Segnalazione
- Canali dedicati (email, modulo riservato, referente diretto)
- Garanzia di riservatezza e assenza di ritorsioni
- Tempi certi di presa in carico
4. Gestione e monitoraggio
- Valutazione preliminare della segnalazione
- Adozione di misure cautelari se necessarie
- Reportistica interna e aggiornamento periodico del modello
Safeguarding come leva di qualità organizzativa
Per una società dilettantistica, il Safeguarding non è solo compliance:
- migliora la reputazione del club;
- rafforza il rapporto con famiglie e territorio;
- tutela dirigenti e tecnici da rischi personali e legali;
- eleva il livello di professionalità gestionale.
In sintesi, il Safeguarding è oggi uno degli indicatori più chiari della maturità organizzativa di una società sportiva.
Chi lo vive come un obbligo perde un’occasione.
Chi lo integra nei processi, costruisce futuro.

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